DARKNESS VISIBLE: THE LONG SHADOW OF DICTATORSHIP [OSCURITÀ VISIBILE: LA LUNGA OMBRA DELLA DITTATURA]

UNA MOSTRA DEL MUSEO DE ARTE MODERNO DE BUENOS AIRES

Darkness Visible: The Long Shadow of Dictatorship [Oscurità visibile: La lunga ombra della dittatura] è una mostra che commemora il 50° anniversario del colpo di Stato dell’ultima dittatura militare in Argentina (1976-1983), che instaurò un regime di terrore caratterizzato da una politica sistematica di censura, rapimenti, torture, omicidi e sparizioni forzate di 30.000 persone, spingendo al contempo migliaia di cittadini all’esilio. Sotto questo regime, il governo represse ogni forma di espressione artistica. Questo trauma storico ha lasciato profonde ferite nella società, le cui immagini, assenze e cicatrici continuano a segnare il modo in cui la violenza viene ricordata e raccontata. Cinquant’anni dopo, e alla luce delle attuali minacce e attacchi contro le istituzioni democratiche in tutto il mondo, questa mostra rivisita i modi in cui gli artisti hanno affrontato la violenza, sia nelle sue manifestazioni più brutali che nelle sue forme più sottili, ma ugualmente efficaci.

Questa mostra, che riunisce artisti, per lo più nati in Argentina, con opere che vanno dagli anni ’70 ad oggi, pone l’arte (con la sua comprensione del mondo sensoriale e la sua capacità di muoversi al confine tra il visibile e l’invisibile) come veicolo per comprendere la storia, proteggere la memoria, partecipare all’attivismo e creare consapevolezza sulla violenza. La mostra include opere di importanti artisti contemporanei che hanno reagito a quel momento storico con allarme o condanna; artisti che hanno incarnato la transizione dalla dittatura alla democrazia; e artisti che continuano a denunciare la violenza che imperversa nelle società contemporanee, soprattutto contro le donne e le comunità LGBTQ+, in particolare sotto forma di femminicidi.

In Paradiso perduto (1667), John Milton usa il termine “oscurità visibile” per descrivere l’inferno. Questo ossimoro funge giustamente da metafora del ruolo delle arti visive nel portare alla luce ciò che è stato nascosto o censurato e che, tuttavia, rimane insopportabilmente presente. La mostra adotta questa metafora per porre le seguenti domande: in che modo l’arte può dare visibilità a corpi, idee e vite che sono stati oggetto di sparizione forzata? Quali forme visive e culturali hanno il potere di denunciare le atrocità senza riprodurre meccanismi di spettacolo o banalizzazione? In che modo il trauma storico viene reinterpretato attraverso le generazioni per mantenere vivo l’atto del ricordo? Come si intrecciano l’autoritarismo politico e la violenza di genere? Come si possono creare e mantenere spazi di partecipazione politica e interazione sociale in contesti di autoritarismo estremo? Mentre queste domande assumono un carattere di urgenza, le strategie adottate da questi artisti ci guidano attraverso le ombre del presente.

La selezione delle opere riunite in Oscurità visibile è il frutto di un dialogo curatoriale di lunga data, avviato ben prima della nascita del progetto. Si ispira ad artisti che il Museo Moderno studia, espone, colleziona e accompagna da anni, artisti che hanno dato forma ad alcune delle sue mostre più emblematiche e vivaci. Nel celebrare il nostro 70° anniversario, continuiamo a riflettere sulla nostra storia e a riaffermare quelle strategie estetiche fondamentali per mantenere l’immaginazione creativa e la libertà di espressione come forze fondamentali per lo sviluppo umano. Questa mostra, costruita sulle basi dell’impegno del Moderno nei confronti della storia e della memoria, mette in evidenza la continua e imperativa rilevanza che entrambe hanno nel presente.

A cura di: Victoria Noorthoorn, Direttrice, e Patricio Orellana, Capo del Dipartimento Curatoriale, Museo de Arte Moderno de Buenos Aires, in collaborazione con Augusto Maurandi, Direttore creativo di Spazio Punch.

Coordinamento della mostra: Agustina Vizcarra e Noelia Magnelli
Progetto museografico: Iván Rösler
Produzione: Augusto Maurandi e Julieta Potenze
Progetto grafico: Juan Desteract
Ricerca e assistenza curatoriale: Nicolás Cuello, Fernando García, Claudio Iglesias e Florencia Morel.